AREA MARINA PROTETTA DI TAVOLARA

 

L’Area

L’AMP occupa una superficie marina pari a 15.091 ettari per circa 40 Km di costa ed è stata istituita nel 1997: dal 2004 l’Ente Gestore è costituito da un consorzio tra i tre comuni rivieraschi Olbia, Loiri Porto San Paolo e San Teodoro.

L’AMP è interessata da tre livelli di protezione e in tutta l’area sono vietate la pesca a strascico, la pesca subacquea e altre attività minori, come l’uso delle moto d’acqua. La fruizione dell’area non è sottoposta al pagamento di pedaggio. Sul medesimo territorio e sulla terraferma insistono altri livelli di tutela: una Zona di Protezione Speciale comprendente anche Capo Ceraso, due Siti di Importanza Comunitaria comprendenti uno le isole di Molara, Tavolara e Molarotto e l’altro lo Stagno di San Teodoro e tre zone di ripopolamento, a Tavolara, Molara e parte del promontorio di Capo Coda Cavallo.

La Storia

Le tracce più antiche della presenza umana sulle isole dell’AMP risalgono a circa 4700 anni fa e da allora, pur nella limitatezza degli spazi, le isole hanno offerto approdo e riparo a genti di tutte le civiltà che si sono succedute nei secoli. Le tracce più diffuse di questi passaggi sono sott’acqua e testimoniano una cospicua circolazione di merci via mare, strettamente collegata con le alterne vicende della città di Olbia. Sui fondali tra le isole, i reperti più diffusi coprono un arco di tempo che va dal 4° secolo a.C. al 4° d.C., periodo che corrisponde al maggiore sviluppo di Olbia. Al periodo medievale risale la chiesa di San Ponziano sull’isola di Molara, una delle poche testimonianze antiche: di essa rimangono le pareti laterali e l’abside, mentre intorno si vedono le basi delle costruzioni utilizzate durante le feste patronali. I ruderi si trovano in località Cala Chiesa: è necessario chiedere il permesso ai proprietari dell’isola per la visita. Altro edificio risalente al medioevo è il Castello di Molara, sulla sommità di un’altura ad est dell’isola: rimangono le fondamenta di una muraglia a base rettangolare, ma l’assenza di testimonianze dell’epoca e di scavi archeologici non consente di conoscere la sua storia. Le isole a partire dal 18° secolo iniziarono ad avere una frequentazione stabile, culminata nel secolo successivo con l’insediamento della famiglia Bertoleoni a Tavolara e dominata dalle vicende di quello che viene chiamato il Reame più piccolo del mondo.
In grande sintesi la storia del Regno di Tavolara inizia nei primi anni dell’Ottocento, quando Giuseppe Bertoleoni occupò con le sue mandrie alcune isole e decise infine di stabilirsi a Tavolara. Lì nel 1829 Giuseppe ricevette da Carlo Alberto di Savoia l’assicurazione che avrebbe fatto riconoscere il Regno di Tavolara. Nacque allora lo stemma del casato e iniziò una dinastia che con alterne vicende continua ancora oggi, anche se Tavolara è ormai solo una frazione del territorio di Olbia. Di quel periodo rimangono alcune costruzioni, adattate e modificate nel tempo e passate attraverso diversi proprietari, e il piccolo cimitero dove sono conservate le tombe dei re. Il cimitero è visitabile con una breve deviazione dal percorso naturalistico di Spalmatore di terra. Un’altra testimonianza del periodo del regno è il faro vecchio che sorge sullo strapiombo della Baia del Papa. Nel 1861 il Regno d’Italia decise di espropriare quasi metà dell’Isola ai Bertoleoni per costruire il faro. Il contenzioso per l’esproprio si concluse solo 25 anni dopo e il faro fu utilizzato fino al 1922, quando fu trasferito dove si trova oggi. Il faro è all’interno del perimetro militare di Punta Timone e non è visitabile, ma è ben visibile navigando all’esterno delle boe della zona A. Appartengono ormai alla storia anche i forni per la calce, distribuiti lungo il versante occidentale di Tavolara e in varie località della costa. L’ultimo forno a Tavolara fu spento nel 1955: fu la fine di un’industria che nel territorio di Olbia giunse ad occupare fino a 110 lavoratori, soppiantata dall’avvento del cemento. A Capo Ceraso si trova invece una delle poche testimonianze dell’ultima guerra: una torretta di avvistamento mimetizzata sull’altura di granito è raggiungibile con una facile passeggiata dalla strada che giunge all’estremità del Capo e di lì si offre una vista sulle isole tanto particolare, quanto spettacolare.

Tavolara isole Cavalli

Tavolara la cinta e lo stagno

Tavolara Molara Cala Chiesa

Tavolara spalmatore

La Storia sott’Acqua

Anche in epoca moderna, nonostante le migliorate capacità di governo delle imbarcazioni, sui fondali dell’Area Marina Protetta sono affondate numerose navi. La sequenza cronologica dei relitti conosciuti inizia nel 1941, quando in pieno conflitto mondiale il sommergibile olandese O21 silurò un piroscafo da trasporto francese, l’Oued Yquem, in navigazione verso Marsiglia, proveniente dal Libano. La nave fu colpita qualche miglio a nord est di Tavolara e impossibilitata a manovrare, andò alla deriva fino a inabissarsi tra Molara e Capo Coda Cavallo, su un fondale di 39 metri.
L’equipaggio riuscì a salvarsi su una scialuppa. Un aereo giace sul fondo a 36 m di profondità, tra Tavolara e Molara, inabissato dopo la fine del conflitto e smembrato dall’impatto con l’acqua. È un Reggiane 2000, caccia da guerra molto raro di cui si conserva un unico esemplare.
Il 1974 fu un anno disgraziato: il 17 febbraio, infatti, durante una terribile tempesta affondava schiantandosi contro gli Scogli dei Tre Fratelli, la motonave Omega. I sette marinai scomparvero tra i flutti e l’unico superstite fu il comandante, che riuscì a raggiungere Molara con una scialuppa di salvataggio. Durante la ricerca dei marinai, tutti originari di Monte di Procida, fu smembrato lo scafo con cariche esplosive ed è così che oggi lo si può osservare sul fondale profondo 18 m. La notte di Capodanno la Chrisso, una motonave da trasporto che batteva bandiera greca, arò con le ancore e andò ad incagliarsi sugli scogli di Punta La Greca. L’equipaggio fu tratto in salvo e la nave rimase in quella posizione per una serie di vicende che ne impedirono la rimozione. Infine, gravemente lesionata da un incendio, fu abbandonata alla sua sorte e una ventina d’anni dopo fu spezzata in due tronconi da una mareggiata di tramontana e da allora sta lentamente degradando, al punto che ora emergono dall’acqua solo una parte dello spezzone di prua e un lembo della poppa.

La Storia nella Roccia

Anche un osservatore disattento non può non cogliere una profonda differenza tra le pareti rocciose di Tavolara e le strutture che formano le altre isole e la costa. Si identificano facilmente due diversi momenti della storia geologica che corrispondono a due tipi di rocce, le più antiche di origine intrusiva, i graniti, e le più recenti, i calcari, di origine sedimentaria. Il granito è un complesso di rocce di origine magmatica, risalente a circa 300 milioni di anni fa quando si formò il basamento su cui posa tutta la Sardegna. È la fase chiamata orogenesi ercinica, durante la quale grandi masse rocciose emersero con l’avvio di imponenti processi di erosione. Il calcare di Tavolara, invece, è ciò che resta della copertura sedimentaria di epoca giurassica che formò, tra 180 e 65 milioni d’anni fa, dolomie e calcari che oggi giacciono con un’inclinazione di 45°, posati sul basamento di granito. Le forme più caratteristiche del granito, in particolare i tafoni, derivano dalla sua esposizione agli agenti atmosferici. La genesi dei tafoni è legata all’azione del vento, combinata con quella dell’acqua salata. Il vento accelera l’evaporazione e quindi la formazione di cristalli di cloruro di sodio che, aumentando di volume, disgregano la roccia. Sul calcare invece sono evidenti i fenomeni carsici, in larga parte tuttora attivi, che hanno determinato la formazione di grotte e fessure dove scorre l’acqua. Una delle strutture più spettacolari del carsismo a Tavolara è il grande arco nei pressi del faro vecchio, relitto di una antica cavità. Il calcare conserva anche la “memoria” degli ultimi grandi stravolgimenti che hanno interessato il pianeta, diretta conseguenza delle variazioni del clima.
125.000 anni fa, il livello del mare si sollevò al di sopra di quello attuale di circa 7 metri, mentre al culmine dell’ultima glaciazione, 20.000 anni fa, il livello del mare scese di oltre 120 m, cambiando drasticamente il paesaggio costiero della Sardegna. Sulle pareti calcaree al livello del mare si forma il solco di battente: una profonda nicchia scavata nella roccia al livello di marea e una ampia concavità della parete sommersa sottostante.
A Tavolara è evidente lungo tutto il perimetro dell’isola il solco di battente antico, corrispondente al livello del mare di 125.000 anni fa. Al termine dell’ultima era glaciale, intorno a 18.000 anni fa, con lo sciogliersi dei ghiacci, il livello del mare che si era ritirato di oltre 120 m, iniziò progressivamente a risalire, con rapide accelerazioni e lunghe pause, durante le quali lungo le coste si formavano spiagge, cordoni dunali, stagni, che poi venivano smantellati nella successiva fase di risalita. Di questi fenomeni rimane ampia traccia e lungo le coste di Tavolara essi consentono di ricostruire la forma delle terre emerse con il trascorrere del tempo. Le beach rock o spiagge fossili, sono gli indicatori degli antichi livelli del mare più facilmente osservabili a Tavolara, dove vengono chiamate Strade Romane. È la loro forma allungata, rettilinea, formata da blocchi squadrati e fessurati in modo regolare ad aver acceso la fantasia degli osservatori e ad averle assimilate agli acciottolati grossolani dei nostri antenati romani. Le beach rock sono formate da arenarie e conglomerati, consolidati dalla precipitazione dei carbonati nella fascia di marea, e rappresentano i cordoni sabbiosi che delimitavano ampi tratti di costa. All’interno dell’AMP se ne trovano a varie profondità, fino a quelle appena sotto il livello attuale del mare e, poiché si conoscono i tempi della risalita delle acque marine, si è stati in grado di scoprire che Tavolara divenne definitivamente un’isola soltanto 8.000 anni fa.

Tavolara fauna

Tavolara fauna

Posidonia Molarotto

Tavolara flora

La Flora

L’insieme dei fondali, delle zone costiere e delle isole, compresi nel perimetro dell’AMP, ha una grande importanza dal punto di vista della vegetazione e della flora.
Sui fondali marini, le ampie distese di prateria di Posidonia Oceanica hanno un valore determinante per la qualità delle acque, per la biodiversità che accolgono, ma anche per il ruolo fondamentale di difesa dei litorali sabbiosi dalle mareggiate.
Sulla terraferma sono diffuse associazioni vegetali di notevole importanza specialmente sulle dune sabbiose; sulle pareti rocciose crescono piante rupicole di ambienti secchi o semi umidi, caratterizzati dalla presenza di ginepri, lecci e, a Tavolara, da piccoli boschi di aceri minori.
La varietà floristica indica come le isole e la costa siano una delle zone più rilevanti della Gallura e dell’intera Sardegna: sono circa 750 le specie censite e circa il 10% di esse sono piante la cui diffusione è limitata alla Sardegna e ai territori limitrofi. Alcune di queste sono esclusive dell’Isola di Tavolara e rappresentano perciò un patrimonio decisivo per la conservazione della biodiversità.
Numerose piante sono state descritte sulla base di esemplari raccolti a Tavolara e ritrovate solo successivamente anche in altre località della Sardegna.
Tra le piante rare o endemiche, 4 sono comprese negli allegati dei protocolli internazionali per la tutela degli habitat e rivestono pertanto particolare rilevanza ai fini della conservazione. Esse sono il fiordaliso spinoso e il cavolo di Sardegna, tipici delle rupi costiere, la linaria sardo-corsa e la firrastrina bianca, tipiche delle dune sabbiose.
Alcune piante hanno una notevole importanza biogeografica per la loro rarità, come la statice monopetala che in Sardegna cresce all’Isola Piana e in pochissime altre località.

La Fauna

L’animale più raro di tutta l’AMP è una piccola lucertola che vive sullo scoglio di Molarotto, sottospecie della lucertola tirrenica: la sua popolazione è così circoscritta da farla uno degli animali più rari del mondo.
Non meno importanti sono le popolazioni di uccelli marini che si riproducono sulle isole. Il marangone dal ciuffo ha qui una concentrazione di coppie di rilevanza mondiale e il suo periodo riproduttivo ha inizio in pieno inverno. Altrettanto importante è la popolazione di berta minore, formata da migliaia di coppie: essa è oggetto di studi particolari e la sua conservazione ha richiesto un intervento di derattizzazione (i ratti predavano uova e pulcini) sull’isola di Molara che ha dato risultati positivi. Un’altra specie simbolo della natura mediterranea, il gabbiano corso, ha una colonia sull’isola di Molara e, poiché il periodo riproduttivo coincide in parte con la stagione turistica, vengono prese misure che limitano la frequentazione delle aree antistanti alla colonia.
Altri uccelli marini che si riproducono sulle isole sono la berta maggiore, il fraticello e la sterna comune: quest’ultima occupa anche piccoli scogli vicini alla terraferma. Di grande importanza è la presenza di una coppia di aquila reale nidificante nelle zone sommitali di Tavolara: si tratta dell’unico esempio per le piccole isole mediterranee. Un altro rapace importante per la conservazione è il falco pellegrino che si riproduce con più coppie sia a Tavolara che a Molara.
Lungo la costa, alle spalle dei litorali sabbiosi sono distribuite numerose lagune che ospitano importanti popolazioni di uccelli acquatici. La laguna di maggiore importanza è lo Stagno di San Teodoro, che ogni inverno ospita oltre 2000 esemplari di uccelli, appartenenti a più di 30 specie diverse, tra i quali i più appariscenti e numerosi sono i fenicotteri che arrivano a punte di circa 900 esemplari.